Lettera aperta: Politica e bene comune
Cari amici,
chi leggerà queste mie note sono probabilmente persone che ho contattato durante varie manifestazioni politico/culturali:
- al Giardino delle Rose, nella bellissima manifestazione per riappropriarsi dei quattro ettari di paradiso della collina di piazzale Michelangelo, “regalata” in maniera vergognosa dall’Amministrazione comunale ad un privato che ogni anno ne trae vantaggi milionari investendo poche migliaia di Euro e comprando successivamente alberghi in città che ospitano le convention dei maggiori dirigenti, Assessori, candidati Sindaco di Firenze;
- durante la lotta portata aventi come presidente della Commissione Qualità urbana per ridurre le maleodoranze della fabbrica Silo e contrattare con la proprietà – in assenza di iniziative significative del Quartiere, del Comune, dell’Arpat, dell’Asl, dell’Amministrazione provinciale, della Giunta regionale – un miglioramento delle fetide emissioni (risultato parzialmente raggiunto);
- nel corso della complessa contrapposizione all’Assessorato allo Sport del Comune di Firenze che voleva costruire un impianto sportivo (con palazzine annesse), rispetto alla possibilità (situazione che ho concorso fortemente a determinare) di realizzare in via del Larione un parco attrezzato a giochi, attività sportive, sociali e di educazione ambientale;
- qualcuno di voi l’ho invece conosciuto in via di Ripoli, nella disputa politica contro la realizzazione di parcheggi in un bel prato davanti a vari condominii.
Perché ho insistito tanto su questi aspetti? Perché in tutte queste vicende, e in altre sulle quali non voglio tediarvi, la storia è sempre la stessa: diritti inalienabili di cittadini e della comunità sviliti e inascoltati dal gruppo dirigente politico a tutti i livelli, di qualunque bandiera.
Quale lezione ne ho tratto? Che sicuramente esiste una differenza culturale fra destra e sinistra politica, ma ancora più importante è la differenza fra uomini liberi e attenti al bene comune e “comparse” o, peggio, conniventi con i poteri economici più importanti, che purtroppo nella nostra città pensano solo ad arricchirsi personalmente non concedendo nulla alla comunità, se non barzellette e vuote cornici politiche. Per non parlare di persone incompetenti, senza un proprio lavoro, senza radici e idee sulla città.
Cari amici, siamo in campagna elettorale per eleggere sindaco e consiglieri comunali.
Io, che non appartengo a lobbies, chiese, case del popolo, famiglie nobili, gruppi imprenditoriali, vi chiedo, col vostro voto del 6 e 7 giugno (lista SPINI PER FIRENZE a destra della scheda azzurra, a fianco scrivere VARRASI), di eleggermi come consigliere comunale.
Non vi prometto niente di particolare se non continuare ad essere come sono già stato.
Potrebbe essere utile, fra l’altro, un voto che mi riguardi per temperare smanie autoritarie e di eccessiva subordinazione ai grandi poteri, che poi significa distruzione del territorio, dei diritti, della dignità dei nostri figlioli, costretti a inchinarsi con finto compiacimento ai potenti di turno.
Grazie in ogni caso per la vostra amicizia,
Gianni Varrasi [ http://www.giannivarrasi.it ]
Quando la sinistra diventa triste copia della destra
Il Firenze - Mercoledì 29/04/2009
Amministrative. L’aspirante sindaco del Pd vuol mettere in lista la bellissima Elisa Sergi
Renzi candida l’ex Schedina
«Matteo migliorerà Firenze»
> Mancano solo i dettagli. Lei è entusiasta: «Finalmente un giovane nel grigiume politico»
Il Firenze - Giovedì 30/04/2009
Il caso. Silenzi bipartisan dopo l’anticipazione della presenza di una soubrette tra le liste del candidato Pd
Renzi, non solo l’ex Schedina
Franceschini tace. Come il Pdl
> «Non mi sento come il Cavaliere: con me donne laureate e di altissimo profilo»
Renzi, 100mila € a La Nazione e ora la Corte dei Conti indaga
Il Firenze – Pag. 23 – Giovedì 5 marzo 2009
La polemica. La Provincia ha stanziato i fondi per la mostra dedicata ai 150 anni del quotidiano
Renzi, 100mila € a La Nazione
e ora la Corte dei Conti indaga
> Da accertare se il
candidato sindaco del
Pd abbia provocato o
meno un danno erariale
Clara D'Acunto
La Corte dei Conti della Toscana ha aperto un fascicolo sul finanziamento che la Provincia di Firenze ha stanziato per la mostra sui 150 anni del quotidiano La Nazione, al via da domani, che si terrà nella nuova galleria che attraversa Palazzo Medici Riccardi. 100mila euro stanziati dall'ente guidato da Matteo Renzi, oggi candidato sindaco di Firenze per il Partito Democratico.
Un atto dovuto da parte della Procura contabile toscana, che apre un fascicolo ogni qual volta si profili l'ipotesi di danno erariale. Gli accertamenti sono in corso per verificare se i soldi dei cittadini sono stati spesi in maniera corretta e senza sprechi.
LA QUESTIONE ERA STATA sollevata qualche giorno fa dai consiglieri provinciali di Alleanza Nazionale, Guido Sensi e Nicola Nascosti: «La cifra di 100.000 euro - avevano detto - stanziata all’associazione Attilio Monti , organizzatrice dell’evento, ci pare notevolmente onerosa per una mostra che durerà due mesi e prevederà l’allestimento in una struttura di proprietà dell’ente provinciale. Anche in questo caso però dobbiamo sottolineare la facilità con cui il presidente Renzi stanzia denaro pubblico in un momento di crisi come questo. Considerato infine - avevano poi aggiunto - che secondo quanto riportato in delibera, i 100.000 euro stanziati sono a parziale copertura dell’intervento, chiederemo di sapere quale è la cifra restante che presumibilmente sarà a carico dell’associazione Attilio Monti».
Ma non è la prima volta che l'operato della Provincia finisce sotto la lente della Corte dei Conti.
OLTRE UN ANNO FA, sul tavolo del procuratore regionale, è arrivato anche un esposto dell'Ordine dei Giornalisti della Toscana in riferimento alle modalità con cui è stato strutturato l'ufficio stampa della Provincia di Firenze, funzione tuttora svolta dalla società Florence Multimedia.
Domenica 15/2: Varrasi invita a votare per Lapo Pistelli
Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo.
Cari amici,
come ci siamo detti più volte, anche di recente, per noi è importante partecipare al serrato confronto politico delle primarie della coalizione di centro-sinistra, scegliendo il candidato di maggior qualità etica e politica, più legato alle nostre istanze ambientaliste e di qualità della vita, autorevole tramite affinché il nostro gruppo possa assumere ruoli politici di rilievo.
IMPEGNAMOCI PER VOTARE E FAR VOTARE LAPO PISTELLI ALLE PRIMARIE CHE DESIGNERANNO IL CANDIDATO A SINDACO PER IL CENTRO-SINISTRA NELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL 6 E 7 GIUGNO.
Passiamo in rassegna, per completezza di analisi politica, gli altri candidati:
Renzi, il competitore più agguerrito, appare una mescolanza di brillantezza mediatica ed egocentrismo all'ennesima potenza. E' portatore di una concezione autoritaria della politica, con taluni aspetti superficiali, forse dovuti alla sua giovane età. Condurrebbe il centro-sinistra ad una sicura sconfitta.
La Lastri, ottimo Assessore alla Pubblica Istruzione e donna dignitosa e con una bella storia personale, non sembra però all'altezza del ruolo di Sindaco e delle difficoltà che incontrerebbe nella difficile opera di rinnovamento dell'Amministrazione.
Ventura, che in altre stagioni politiche è stato esponente significativo e di qualità, l'ho sentito ieri sera in televisione, esprime oggi una cultura politica decotta, con l'uso del politichese che in certi momenti diviene "supercazzola" pura.
Cruccolini, politico stimato, non ha chance di vittoria.
La richiesta che vi sottopongo è di fare un breve esame di coscienza, perché da questo passaggio mentale, introspettivo, privato, dipende il fatto che andiate voi stessi a votare, che coinvolgiate i vostri familiari, o vi impegnate a coinvolgere 10, 20, 30 o più amici.
Spero proprio che il gruppo di persone a me vicine possa produrre per il candidato Pistelli dai 1.000 ai 2.000 voti.
Stiamo partecipando ad un vero confronto politico, di quelli belli e durissimi, in cui possiamo concorrere a determinare il futuro della città per i prossimi venti anni.
Come quelli che hanno votato Obama, senza chiedere nulla in cambio, potranno dire ai loro nipoti che hanno concorso col loro voto e col loro impegno a cambiare l'America e il mondo, così noi fiorentini potremo dire che non cedendo né alla subordinazione clientelare, né alla rabbia inconcludente, ci siamo battuti per rendere più bella, più civile, più aperta la nostra città per noi e per i nostri figli.
Diamoci dentro, cari amici, votando LAPO PISTELLI DOMENICA 15 FEBBRAIO nelle sedi approntate per l'occasione e, se nessun candidato raggiunge il 40% dei consensi la successiva Domenica, il 22 febbraio.
Controllate con attenzione il numero della Sezione elettorale nella quale votate normalmente e confrontatela con l'indirizzo della sede che è scritta nel documento.
Ricordatevi che possono votare anche i sedicenni, per cui figli e nipoti possono essere coinvolti, anche perché questo impegno può avvicinarli al darsi da fare per il bene comune.
Per qualunque problema o difficoltà potete contattarmi. So di poter contare su di voi,
Gianni Varrasi (capogruppo dei Verdi in Palazzo Vecchio)
FRA SINISTRA E PD SCEGLIAMO I VERDI
Domani e dopodomani, 7 e 8 febbraio, a Roma si tiene un Consiglio Federale Nazionale fondamentale per il futuro dei Verdi.
Alcuni membri del Cfn porteranno la proposta di fare la solita accozzaglia elettorale per sfangarla con la nuova Legge che introduce una soglia di sbarramento al 4% per le Europee.
Dopo averci provato in autunno con Veltroni, adesso la sbandata e' per Vendola e i gruppuscoli fuorusciti da Rifondazione, Comunisti Italiani ed ex Democratici di Sinistra.
Sarebbe il certificato di morte definitivo per un movimento nato oltre venti anni fa e oggi - paradossalmente - vincitore morale in una societa' assai piu' attenta agli stili di vita. Cosi' come, va detto francamente, sarebbe stato esiziale fare unanaloga confluenza verso il Pd.
Ci sono tanti modi per chiudere un'esperienza, questi sarebbero quelli piu' ingloriosi.
Si ribadisce quindi quanto gia' detto tempo fa, due sono le scelte limpide davanti a noi: ammainare la bandiera oppure ORGANIZZARSI SUBITO nelle citta' e nei paesi per far sopravvivere una PRESENZA VERDE, autonoma sia sotto il profilo politico che culturale, distinta tanto dalla Sinistra che dal Pd e con essi (e, meglio ancora, con l'Italia dei Valori), se ne sussistono le condizioni programmatiche, alleata.
E se autoconvocassimo, nei tempi piu' rapidi possibile, un incontro nazionale?
...Prima che sia troppo tardi!
Andrea
Franco Cardini: Una nuova Primavera Fiorentina
Una nuova 'Primavera Fiorentina'
Firenze, 31 dicembre 2008 - Il mio amico Paolo Penco, uno dei migliori artigiani orafi della Firenze dei nostri giorni, ha creato un bellissimo gioiello ispirato al fermaglio portato sul petto da una delle 'Grazie' della Primavera. Suggerirei di assumerlo a logo per il progetto di una rinnovata 'Primavera' fiorentina. Spero che qualche amministratore o qualche organo mediatico cittadino voglia far propria questa proposta, che io - da privato - non ho gli strumenti per portare avanti. Perché credo che, in effetti, oggi ci sarebbe bisogno in città di uno sforzo collettivo per creare una nuova 'Primavera fiorentina'. Mi spiego. Sembra proprio che noialtri italiani, e fiorentini in particolare, non si sia granché nel gestir noi stessi durante i periodi ordinari. Siamo pigri, individualisti, menefreghisti: e finché tutto fila più o meno liscio diventiamo sciatti, banali, ci lasciamo andare. Ma se qualcosa ci attraversa la strada, se succede qualcosa di serio o di grave, allora troviamo sempre chissà da dove la forza e il coraggio di darci il 'colpo di reni' che ci obbliga a recuperare il nostro genio nascosto. E’ già successo altre volte, in passato: può darsi succeda di nuovo. Perché, diciamoci la verità: inutile nasconderci dietro a un dito. La Firenze di oggi è un pianto; i fiorentini sono un popolo di morti. Certo, la città è meravigliosa e i suoi tesori artistici sono splendidi. Ma la gente che a milioni accorre qui da tutto il mondo, e che costituisce la nostra principale ricchezza, ammira la nostra arte e la nostra storia, la nostra eredità: noi, non ci vede nemmeno. Noi siamo per lei solo degli scomodi nanerottoli, degli esosi parassiti che lucrano su glorie passate delle quali non hanno alcun merito.
Le ultime cose interessanti sotto il profilo civico le abbiamo dette tra gli Anni Cinquanta e Sessanta, ai tempi di La Pira; le ultime idee notevoli dal punto di vista culturale e intellettuale risalgono agli Anni Trenta, ai tempi di Alessandro Pavolini e del 'Maggio Musicale'. Da allora, abbiamo sempre vissuto di una rendita che sta per esaurirsi. La nostra produzione industriale di qualità (la Galileo, la Richard Ginori) e il nostro grande artigianato (le stoffe, il cuoio lavorato, i gioielli, il legno dorato e dipinto) se ne sono andati; la 'Cinecittà fiorentina' che fin dall’anteguerra avrebbe dovuto nascere sulle rive dell’Arno, non ha mai visto la luce; l’industria della moda è emigrata altrove, tra Roma e Milano; le mostre dell’artigianato e dell’antiquariato, nostre glorie tradizionali, non ci sono più; la nostra editoria di alto livello (Sansoni, Vallecchi, Salani, Nardini, La Nuova Italia) è l’ombra di se stessa; la nostra Università, una delle prime d’Europa, è precipitata a livelli a dir poco mediocri; la nostra tradizione di ospitalità si è rinsecchita trasformandosi in una costosa e troppo spesso banale macchina per spellare i turisti.
Non parliamo della vita intellettuale, dove poche e asfittiche iniziative si trascinano senza troppa originalità. Né di quella politica, caratterizzata dal burocratismo di una classe al potere lontana dai cittadini e dall’inesistenza di una opposizione incapace di proposte. L’impennata d’un sindaco ordinariamente fin troppo freddo e lontano dai cittadini che di punto in bianco decide d’inscenare una protesta scenografica e va a Roma a incatenarsi dinanzi alla sede di un giornale è l’esempio-limite d’una classe politica che dopo anni di autocrazia garantita dal conformismo elettorale dei cittadini si scopre vuota e disperata.
Ecco il bisogno d’una Primavera Fiorentina. Credo che abbiamo toccato il fondo. Siamo in piena notte: e quando è notte fonda si può solo sperare nell’alba. E’ l’ora di scuoterci, per tutti: dal sindaco (quello attuale e quello futuro) e di rifondare la nostra fiorentinità. Bisogna impegnarci tutti: anzitutto ricominciando a discutere quel che c’interessa tutti. Faccio due esempi concreti: la tramvia e la moschea.
Il tratto della tramvia che passa dal pieno centro non piace quasi a nessuno: ma l’amministrazione lo sostiene acriticamente, sull’unica base dei contratti firmati (da lei) e sulle penalità che si dovrebbero pagare per cambiarne il tracciato. Si sono fatti dei referendum: e non sono serviti a nulla. Bene. Parliamone di nuovo. Rimettiamo il problema sul tappeto, per le prossime elezioni comunali. Nessuno diventerà sindaco, se non s’impegnerà chiaramente a cambiare quel tracciato osceno e improponibile. Da questo punto concreto di partenza, intavoleremo un discorso nuovo sulla qualità della vita in città. E vedremo.
Proposta di costruzione della moschea. I musulmani ne vogliono una. E perché no? Non hanno forse, i cattolici, molte e belle chiese? Non ne hanno forse i cristiani riformati, cioè i protestanti? Non c’è forse una bella chiesa ortodossa, là sulle rive del Mugnone? Non c’è forse una splendida sinagoga, in Via Farini? E il mio amico Marco Romoli sta cercando di erigere un “Tempio della Pace”: siamo in tanti ad avergli detto che ci stiamo, che va bene, che vogliamo aiutarlo. E allora, perché non una moschea? Rovina lo skyline, sostengono alcuni imbecilli. Ma quando mai? Lo hanno rovinato la chiesa russa e la sinagoga? A rovinarlo sono state altri orrori: nati e cresciuti senza che nessuno rifiatasse, perché erano dei buoni business.
Ma alcuni sostengono che in realtà le moschee non sono solo dei luoghi di culto, bensì anche dei centri di vita sociale e di propaganda: e in quanto tale suscettibili di diventare dei luoghi di organizzazione terroristica. E’ il cavallo di battaglia del nuovo partito di Magdi Allam. Ma fatemi il piacere. Anche chiese e sinagoghe sono, giustamente, centri di vita sociale e magari di apostolato e catechesi, cioè di 'propaganda'. Vorrei chiedervi, da cattolico: come reagirebbero i cattolici fiorentini se qualche iperlaicista morso da una tarantola saltasse su a chiedere di non edificare altre chiese cattoliche a Firenze agitando il pretesto di certi scandali a carattere pedofilo accaduti nella nostra diocesi e avanzando quindi il sospetto che una nuova chiesa cattolica potrebbe sempre divenire un nuovo centro di diffusione pedofila? La più pacata delle risposte sarebbe che contro i pedofili ci sono leggi precise che basta far funzionare, e che il culto cattolico non c’entra per nulla. E perché mai tale risposta, che vale per il rapporto tra cattolici e pedofili, non potrebbe valere per quello tra musulmani e terroristi? Partiamo da qui, da questi due casi concreti. Un problema tirerà l’altro. E reimpariamo a stare insieme e a discutere, perdinci. Il resto verrà da sé.
Franco Cardini
Lettera aperta al Pd fiorentino sulla questione morale
Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo.
COMUNICATO STAMPA
Varrasi: Lettera aperta al Pd fiorentino
Cari amici, entrare in casa di altri è sempre esercizio da realizzare con cautela e rispetto, ma quando la costruzione principale rischia danni così gravi da far temere il crollo del condominio e la perdita di prospettive, non solo per gli abitanti presenti ma anche per le prossime generazioni, chi non lancerebbe un grido di allarme?
Il Gruppo dei Verdi in Consiglio comunale ha mostrato negli ultimi cinque anni una profonda lealtà nei confronti del Gruppo del Partito Democratico e dell’intera maggioranza, che ha avuto come ingrediente principale la libertà di critica, la bandiera della moralità pubblica, la realizzazione di compromessi alti per il bene comune.
E dunque, sulla scorta di queste credenziali di correttezza e collaborazione, lanciamo il grido di allarme riguardante la questione morale a Firenze che riguarda pezzi del Pd, del capitalismo locale, di lobbies clientelari. D’altra parte il Gruppo consiliare dei Verdi può andare, su questi temi, a testa alta, avendo dato prova di attenzione all’impresa e alla socialità ma coniugate in ogni momento alla massima trasparenza e legalità.
Purtroppo in Consiglio comunale, ieri e nelle precedenti sedute, nessuno dei leader del Pd presenti ha accennato ad una autocritica, a sensazioni di smarrimento, alla necessità di una discontinuità, non solo sul piano etico ma anche delle politiche e delle alleanze sociali.
Come ho detto nel mio intervento di ieri in Consiglio, non si può privilegiare l’intesa con palazzinari, costruttori di infrastrutture non urgenti, gruppi di interesse, a danno dei piccoli produttori, commercianti, professionisti fuori dai giochi.
Alcuni dirigenti del Pd, oltre a negare le loro responsabilità, assentarsi dal confronto o offrire una versione intimista e buonista della politica, hanno persino teorizzato che il clientelismo è il modo migliore per governare.
Noi Verdi di Palazzo Vecchio, non accetteremo mai un’alleanza con un Pd non rinnovato sulle questioni morali, ambientali, delle scelte strategiche volte al bene comune.
Qualche candidato alle primarie ha parlato della necessità di una forte discontinuità, qualcun altro si è spinto a dire “Punto e a capo”. Apprezziamo questi timidi tentativi.
Per noi, queste affermazioni segnano solo l’inizio rispetto alla necessità di un profondo rinnovamento della società civile fiorentina e del Partito Democratico che ne rappresenta significativa parte.
Nelle elezioni regionali dell’Abruzzo 152 mila persone (pensiamoli non sulla carta, ma in fila uno dietro l’altro) che votavano Ds e Margherita, su 259 mila, non hanno partecipato al voto o hanno cambiato partito. Non vi viene in mente che dobbiamo evitare in tutti i modi che questo possa accadere anche a Firenze? Sveglia Pd, è il momento delle scelte!
Dentro questa logica, il Gruppo consiliare dei Verdi appoggia gli sforzi di chiunque, dirigente o semplice iscritto, intenda nel Pd voltare pagina mandando semplicemente a casa chi lo ha disonorato e valorizzando le molte persone di qualità che ne fanno parte.
Questa resta la nostra politica: un nuovo centro-sinistra rigenerato nelle persone, nei metodi e nelle strategie.
Giovanni Varrasi (capogruppo Verdi)
I Verdi fiorentini dalle mani pulite
Con piacere diamo spazio al seguente comunicato.
COMUNICATO STAMPA Crisi politica a Firenze. Documento dei Verdi
I Verdi di Firenze e della Toscana esprimono grandissimo sconcerto e disagio per quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche che riguardano alcuni esponenti della Giunta Comunale di Firenze e del Partito Democratico.
Al di là degli aspetti giuridici, che spettano al lavoro dei giudici e della magistratura, emerge una visione privatistica e clientelare della politica, un’arroganza del potere inaccettabile, un disinteresse per il bene comune che lascia spazio solo alla voglia di compiacere i grandissimi potentati economici privati.
La vicenda del previsto Parco di Castello è emblematica, e ci offende in modo particolare e diretto.
Il Partito Democratico richiama in queste ore alla corresponsabilità tutte le forze che hanno condiviso le scelte della maggioranza.
E’ vero, noi avevamo condiviso quelle scelte che venivano dichiarate, quegli accordi che prevedevano una mediazione più o meno decorosa tra gli interessi dei costruttori, e la compensazione ambientale che doveva essere rappresentata da un Parco a fruizione pubblica, polmone verde di un’intera area gravata da aeroporto, centri commerciali, svincolo autostradale, e che doveva essere pagato anche dal costruttore privato, Ligresti, come contropartita alla licenza di costruire.
Apprendiamo adesso, dalle intercettazioni, che mentre con noi il Sindaco Domenici e l’Assessore Biagi prendevano questi accordi, alle spalle lavoravano per cancellare il Parco, prendendosene gioco e dicendo che faceva schifo.
Ci sentiamo ingannati da questi alleati, che hanno leso con noi il rapporto di fiducia.
Al PD diciamo quindi con chiarezza che i Verdi non possono essere richiamati a nessuna corresponsabilità.
Noi abbiamo amministrato con trasparenza nell’interesse collettivo, abbiamo cercato di fare buoni accordi e di rispettarli, e non abbiamo tramato alle spalle di nessuno.
I Verdi di Firenze ritengono che all’interno della coalizione sia necessario ripristinare una fiducia reciproca che potrà essere ritrovata solo se ci saranno chiari segnali di discontinuità.
Vogliamo un nuovo centrosinistra, che sappia presentarsi alle imminenti elezioni amministrative in maniera credibile e rinnovata, poiché il rischio è di consegnare la città ad un centrodestra pericoloso e arrogante, che cementificherà Castello come e più del Partito Democratico, ma che ovviamente appare meno corresponsabile agli occhi dell’opinione pubblica.
Vogliamo che la coalizione di centrosinistra sappia ritrovare contenuti e programmi che mettano al centro la qualità della vita dei cittadini, il verde pubblico, lo sviluppo delle energie rinnovabili, la riqualificazione delle piazze, delle strade, dei quartieri, la valorizzazione dell’artigianato, del piccolo commercio fatto dei negozi di quartiere, di chi si muove a piedi o in bicicletta, delle sale cinematografiche storiche.
Basta con l’espansione incontrollata e senza limiti della città, con la costruzione di nuovi alloggi mentre il 13% di quelli esistenti viene tenuto sfitto per motivi speculativi, basta col proliferare di mega centri commerciali o multisale cinematografiche che cancelleranno e stanno già cancellando i piccoli negozi e i cinema storici.
Diciamo basta anche alla gestione sciatta e senza dialogo coi cittadini di opere assolutamente importanti e da portare avanti come la tramvia, dove la metodologia del project financing ha mostrato la subordinazione dell’amministrazione ai tempi e comodi delle imprese.
Vogliamo un nuovo centro-sinistra che sappia aprire e ricostruire un rapporto coi comitati dei cittadini e con Rifondazione Comunista, ascoltandone le ragioni, senza arroganza e atteggiamenti pregiudiziali: solo con un’alleanza ampia e rinnovata sarà possibile contrapporsi credibilmente alla destra berlusconiana vogliosa di prendersi anche Firenze.
Rispettiamo il lavoro che stanno portando avanti Billi e Barducci nel Partito Democratico, li consideriamo due interlocutori seri e onesti: confidiamo che sappiano imprimere quell’accelerazione verso il rinnovamento che ad oggi si stenta ancora a vedere.
Le primarie di coalizione, da loro annunciate, sono un’importante novità, che speriamo venga confermata, e attendiamo di sapere quali saranno i candidati del Partito Democratico.
Chiaramente è del tutto impensabile che vengano riproposti personaggi impresentabili come Graziano Cioni o Matteo Renzi, l’uno impelagato nelle indagini e teorizzatore delle clientele mastelliane a Firenze, e l’altro del tutto avulso dalla cultura politica del centrosinistra per cui vogliamo lavorare in futuro e comunque fiero sostenitore delle scelte di espansione edilizia incontrollata della città.
Lapo Pistelli e Daniela Lastri rimangono per noi due figure con cui un dialogo è ipotizzabile, a patto che assumano con decisione la logica del rinnovamento, nei programmi, nei metodi, nelle persone.
Dovranno dire con chiarezza che la prossima Giunta di Firenze dovrà essere tutta rinnovata, con l’esclusione categorica di ogni personaggio che ha avuto in qualche modo a che fare con le inchieste, e comunque di chi da troppo tempo ha ruoli di potere in questa città, nella logica del ricambio.
Stesso discorso per la macchina comunale e per i dirigenti, che dovranno essere cambiati e ruotati, coinvolgendo le forze sindacali, per trasmettere il segnale del rinnovamento e l’idea che nessuno comunque può rimanere allo stesso posto per troppo tempo, aldilà di ogni altra considerazione.
Rivendichiamo ai Verdi di Firenze, di essere stati il Partito che più di tutti, da dentro la maggioranza, si è nel corso degli anni contrapposto e ha controbilanciato le impostazioni di Biagi e Cioni, dalla questione appunto del Parco di Castello, alla vicenda del Panificio Militare, al parcheggio dei camper sotto Piazzale Michelangelo.
Possiamo dire con orgoglio che se le nostre impostazioni fossero state ascoltate di più, oggi questa Giunta, questo Sindaco, e il Partito Democratico non si troverebbero nelle condizioni in cui sono.
Forti dell’autorevolezza che proviene dalla nostra coerenza, vogliamo però dire ai cittadini che per lealtà a loro e solo a loro, non abbandoniamo la nave, ma rimaniamo a garantire l’ordinaria amministrazione, in particolare per evitare un commissariamento che sarebbe una iattura per la città e un’occasione ghiottissima per la destra.
Naturalmente questa Giunta e questo Sindaco non hanno più l’autorevolezza di fare altro se non l’ordinaria amministrazione, ovvero garantire ai cittadini i servizi quotidiani e di base.
Non voteremo e non accetteremo scelte strategiche in questi mesi.
Ma sottrarsi al dovere di amministrare la città e di portare la nave in porto sarebbe da irresponsabili, oltre che da ipocriti e opportunisti, che si sfilano nei momenti più difficili.
Invitiamo quindi anche il Sindaco a seguire il nostro esempio, ad evitare iniziative teatrali controproducenti per l’intera cittadinanza come l’essersi incatenato a Roma davanti a Repubblica, e soprattutto a presentarsi in Consiglio Comunale a fare il suo dovere verso i cittadini.
Diciamo fin da adesso che non accetteremo un Sindaco che si nasconde e che non si presenta in Consiglio Comunale, e che saremo durissimi verso questi atti di irresponsabilità e mancanza di rispetto verso i cittadini, che auspichiamo davvero il Sindaco non voglia più riproporre.
Gianni Varrasi - capogruppo consiglio comunale
Mauro Romanelli - portavoce regionale
L'affaire Castello (Fi), tanto va la gatta al lardo...
Le indagini della magistratura fiorentina stanno disvelando un sistema di potere in decomposizione, tuttavia paradigmatico come modello negativo.
Per portare a termine l'affare sull'area di Castello, ai confini fra Firenze e Sesto Fiorentino, bisogna avere il via libera dalla Regione Toscana. Proprio i passaggi di questa trattativa vengono analizzati dai carabinieri del Ros, coordinato dal pool composto dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi, Giuseppina Mione, Gianni Tei e Giulio Monferini. Passaggi contenuti negli atti a disposizione degli avvocati difensori Pier Matteo Lucibello, Renzo Ventura, Patrizia Polcri, e Giuseppe Taddeucci Sassolini. La presenza della sede della Regione è prevista dal protocollo tra Comune, Provincia e Regione del 2006, ma la sua attuazione è stata bloccata fino all'inizio del 2008 per la clausola che concede a Fondiaria - Sai la possibilità di costruire il centro direzionale pubblico. Con l'ultima finanziaria di Prodi è stato equiparato il prezzo degli espropri a quello di mercato e data la possibilità agli Enti di comprare dai privati a prezzo di mercato. A marzo quindi Regione e Provincia hanno spiegato che l'area sarebbe stata comprata da Fondiaria. La commissione tra Regione e Fondiaria, con un membro terzo, si è insediata ma non ha trovato l'accordo sul prezzo: a oggi non c'è nessun atto che impegni la Regione a comprare da Fondiaria e a quale prezzo.
LA LETTERA ALLA REGIONE. Un primo passaggio viene registrato lo scorso 19 giugno quando Salvatore Ligresti (già pluri condannato) chiama il suo «ambasciatore» fiorentino l’avv. Fausto Rapisarda, entrambi indagati per corruzione. Spiega Ligresti: «Senti, mi portano una lettera in Regione per quell'area del coso. Dice... “Noi facciamo un'offerta”, cioè dobbiamo essere noi a fare l'offerta. Loro vedono se questa roba gli va bene e basta». Rapisarda puntualizza contrariato: «Insistono sull'ipotesi originaria, cioè che non vogliono fare una perizia, vogliono una trattativa con prezzo». Ligresti è d'accordo: «Come facciamo... qualunque prezzo diciamo, no, no, è pericoloso». È un problema non da poco, perché Rapisarda, parlando con un'altra persona, dice che da un lato Ligresti vuole vendere gli immobili ma è prevenuto nel fare l'offerta alla Regione. E l'altro interlocutore sostiene che il gruppo Ligresti vuole piazzare gli uffici della Regione proprio a Castello: «Noi abbiamo tutto l'interesse che vadano lì». Risulta evidente il vantaggio per chi in quell’area ha pronta una valanga di appartamenti da realizzare e poi piazzare.
QUALCOSA SI MUOVE. Il 23 giugno scorso Antonio Cirri, capo di gabinetto del presidente della Regione Claudio Martini (Pd) chiama Fausto Rapisarda, gli inquirenti sospettano che «l'ambasciatore fiorentino» di Ligresti stia muovendosi per ottenere qualcosa di importante. È Cirri a chiedere un incontro per eliminare il problema: «Come si può fare, ci si vede un giorno? Tu puoi venire quando ritieni più opportuno». Il «più opportuno» è quarantotto ore dopo, quando la segreteria di Martini comunica a Rapisarda che Cirri ha fissato l'incontro per il pomeriggio. Rapisarda lo comunica a un “quadro” del suo gruppo spiegando che «noi il prezzo lo abbiamo fatto. Invece loro vogliono che mandiamo un'offerta e all'ingegnere non va bene». L'obiettivo sarebbe avere una commissione composta da terzi che proponga un prezzo, ma gli uffici della Regione non arretrano.
OBIETTIVO RAGGIUNTO. Il 26 giugno, dopo cioè l'incontro in Regione con Cirri, Rapisarda è al telefono con l'ingegner Ligresti. E dice: «Ingegnere, alla fine ce l'ho fatta. Tu non ci crederai. Alla fine ce l'ho fatta. Alla fine l'ho convinto per cui si farà una commissione mista». Ligresti di rimando: «Ho visto il sindaco Domenici, sono stato a colazione e ho instaurato un grande rapporto. E gli ho detto di questa cosa... “ma che cazzo questi ancora”, non avevo la notizia. Alle 14,30... sì... ero ancora con lui». Rapisarda spiega che un suo amico (per gli inquirenti il Cirri) ha convinto gli uffici della Regione: «Gliel'ho spiegato. “Noi non vogliamo essere impallinati”, vogliamo che sia un terzo a stabilirlo. Ma si è convinto. Secondo me era sulla buona via, perché lui mi ha già chiamato ieri. Come vedi ce l'ho fatta».
FONDAZIONE SISTEMA TOSCANA. Un'ora dopo Rapisarda (R) chiama l'ufficio relazioni esterne del gruppo, Pierluigi Berdondini (B): «Senta, c'è una cosa che volevo chiederle: Regione Toscana, Sistema lì, Fondazione lì... Come siamo messi noi? Da un punto di vista economico noi, quei soldi che loro c'hanno chiesto che erano i 75 più i 150. Li abbiamo dati tutti?». B: « Non abbiamo dato nulla: ci aspettiamo da loro un atto formale. I 75 glieli possiamo dare anche domattina: quelli sono la quota che noi diamo a Sistema Toscana». R: «A questa cosa ci tengo molto. Non sto parlando del passato, sto parlando del futuro, dobbiamo accelerare, capisce?». B: «Allora senta. Io faccio così: domattina avvio una lettera di conferma dei 75 che diamo tutti gli anni come soci fondatori della Fondazione Sistema Toscana. Questa la mando a Mauro Tanzi (presidente della Fondazione, ndr)». R: «Sia gentile, domani gliela faccia. Lunedì lo deve braccare lei. Dottore, capiamoci. Adesso abbiamo interesse ad accelerare». B: «Bene, bene. Messaggio chiarissimo. Ci penso io. Comunque io già martedì mattina ho un appuntamento con un uomo loro, proprio per queste cose. Domani avvio il tutto». R: «Ma non sia molto duro su questo punto. Le cose cambiano». Agli atti dell'inchiesta sono allegati il bilancio della Fondazione al 21 dicembre 2006, la relazione di accompagnamento al bilancio 2006 e il verbale di un Cda del 2007. Occorre ricordare che, nell'ambito di un'inchiesta della Corte dei Conti, la Finanza ha acquisito i bilanci della Fondazione: si sospetta un danno all'erario.
LA BUONA NOTIZIA. Rapisarda è un fiume in piena. Lo stesso giorno, un'ora dopo l'ultima chiamata, l'avvocato di Ligresti è di nuovo al telefono: si parla del modo di individuazione del prezzo di vendita alla Regione dell'area di Castello. Rapisarda, dunque, chiama l'amministratore delegato di un'immobiliare milanese: «Ti volevo dare una buona notizia. Sono riuscito a convincere chi dovevo convincere di fare la commissione mista per la valutazione del Castello... Io oggi ho fatto un tentativo e l'ho convinto. Questo lunedì mi dirà come fare: la cosa importante è che noi non facciamo più la lettera d'offerta che è quella che l'ingegnere non voleva. E speriamo bene». Come ha fatto lo spiega lo stesso Rapisarda poco dopo: «L'ingegnere ha preso un altro e gli ha detto “lei assolutamente mi deve portare questo risultato”. Quello ieri l'ho chiamato e ha detto... “Non c'è niente da fare. Dovete fare l'offerta”. Siccome mi ha chiamato continuamente il mio amico che è Capo di gabinetto (Antonio Cirri, che incredibilmente ancora non è stato dimissionato ndr). Mi ha detto “Vieni che ti devo parlare”. E allora mi sono precipitato giù e mi ha dato questa buona notizia». Rapisarda, il 27 giugno, lo dice a un'altra persona del gruppo Fondiaria: «Non ci crederai perché non ci credo neppure io che ce l'ho fatta. Gli ho detto: “Il prezzo non dobbiamo stabilirlo né voi né noi, il concetto è che deve essere un terzo a stabilirlo, quindi una commissione”. Allora lui mi ha detto che aveva parlato con una dottoressa (una funzionaria della Regione inizialmente molto contraria a questa ipotesi, ndr). Questo prima che arrivassi io. (...) Mi chiamerà sempre lui e mi dirà le procedure. Perché alla fine l'idea che alla fine gli ha dato lei è questa alla fine... dice “va bè... uno nostro... uno loro perito e il terzo invece di essere nominato dal Tribunale, sarà nominato dal direttore generale delle Agenzie delle Entrate”... questo perché... perché loro poi comunque insistono su questo... daranno la congruità all'Agenzia delle Entrate... una volta stabilito».
LA NUOVA LETTERA. Il capo di gabinetto Cirri, lo scorso 30 giugno, chiama Rapisarda: «Bisognerebbe vedere quando ci si può vedere per decidere la nuova risposta». In pratica un appuntamento per stilare assieme la nuova lettera che Fondiaria deve spedire alla Regione Toscana. L'appuntamento viene fissato per il giorno successivo quando Rapisarda, fotografato dai carabinieri, entra negli uffici della Regione. Poi l'avvocato chiama uno del gruppo Fondiaria-Sai: «Io sono appena uscito da Cirri, il quale mi ha detto quali concetti che bisogna mettere in una lettera di risposta a quella che c'hanno fatto».
SI MUOVE BIAGI. Quando l'accordo procedimentale sta per essere approvato dalla giunta comunale, l'ex assessore all'urbanistica Gianni Biagi (dirigente in aspettativa dell’urbanistica regionale!, ndr) chiama il vicepresidente della Regione Federico Gelli (Pd). È il 2 luglio e Biagi dice: «Ti ho mandato un documento che è l'accordo procedimentale che noi approveremo la prossima giunta per quanto riguarda Castello, dove si definiscono le cose per dare l'attuazione agli accordi del 1996, tra le quali la disponibilità di Fondiaria a cedere l'area a prezzo di mercato e loro hanno scritto dentro una cosa che mi dicono hanno concordato con i tuoi uffici e cioè che si fa subito una commissione, una terna di valutazione». Gelli: «Sì». Biagi: «Tu non devi fare niente... quella cosa la firmiamo noi». Gelli: «Perfetto». Biagi: «Però è una cosa che interessa, attività che poi dovete fare anche voi, quindi se hai elementi me lo fai sapere». Gelli: «Perfetto». Biagi: «L'altra questione: quando noi abbiamo firmato quello, noi procederemo all'avvio di fasi operative e quindi al rilascio dei permessi di costruzione. Tu hai visto il progetto relativo all'area di Castello della Regione Toscana?». Gelli: «No» . Biagi: «Cioè quello che loro hanno presentato a noi, non quello che poi voi dovrete fare». Gelli: «No, quello non l'ho visto io». Biagi: «Se per caso ti interessasse vederlo...» . Gelli: «Sì, sì, sì. Potresti propormi magari di fare un incontro». Biagi: «Un incontro da me, con i tecnici...». Gelli: «Sì, per me va molto bene, se vuoi far chiamare la tua segreteria la mia segreteria magari si fissa un giorno».
(Corriere Fiorentino, 2 dicembre 2008)
A PRANZO CON RAPISARDA. Graziano Cioni (Partito Democratico) in questo momento è alleato con il presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi (Pd). Il 19 settembre scorso i due politici vanno a pranzo alla Taverna del Bronzino assieme a Rapisarda: dell'operazione Castello, che a lui interessa, si parla poco perché «nella testa hanno le elezioni. Ma Renzi mi ha detto: guarda che io ti sono amico, se divento sindaco».
«CI AMA MA VOTA PISTELLI». Sulla vicenda di Sonia Innocenti, che per l'accusa avrebbe subito pressioni dal suo datore di lavoro Marco Bassilichi perché pronta a votare Lapo Pistelli e non Graziano Cioni, l'assessore non ha intenzione di arretrare di un millimetro. La sfuriata che ha fatto all'Innocenti la racconta all'assessore Riccardo Nencini: «Ci ama molto ma vota Pistelli, me l'avevano detto i compagni del posto. Se lo sapevo prima col cavolo che lavorava da Marco Bassilichi (...) Le ho detto che non è riconoscente, che non fa parte di questa famiglia».
«NESSUN TAGLIO A OGNISSANTI». La sanità è un mondo complicato soprattutto quando uno corre per le primarie. Il 22 settembre un ragazzo chiama Cioni per dire che «Sono C.G. (omissis, ndr), figlio di M.(omissis). Ho smesso la domanda per primario qua all'Asl 10 di Firenze. Sai che c'è il concorso, no? Quello». Poi più alcun contatto telefonico. Il 22 settembre scorso è Cioni a chiamare l'assessore della Regione Toscana Enrico Rossi (Pd). Cioni: «Enrico, mi serve un piacere». Rossi: «Dimmi». Cioni: «Bisogna che non facciano alcun taglio in questi mesi, perché se mi chiudono il centro di Borgo Ognissanti me ne chiudono altri due. Borgo Ognissanti è il centro amministrativo... Il Cup dove va la gente a fare le prenotazioni. Ci vanno mille persone al giorno, soprattutto anziani. Se c'è da fare una riorganizzazione aspettiamo cinque mesi a farla».
«CI VUOLE L'ELENCO DI CHI STA VICINO». Appoggi a Cioni arrivano dappertutto. Del resto è stato lui a ricordare, pubblicamente, che da 28 anni fa l'assessore a Firenze, città che conosce molto bene. Luigi Fici, che fa parte del collegio sindacale dell'Anci nazionale e dell'Aeroporto di Firenze, è un professore universitario che al momento risulta estraneo all'inchiesta. Eppure il 26 settembre scorso è lui a chiamare un'altra persona per dire che «noi avremmo bisogno di iniziare a pensare a sostenere Graziano Cioni. Abbiamo bisogno di un elenco dei numeri di gente a noi vicina, con relativo numero di telefono che andando alle primarie potrebbe votare per lui. (...) Si sa le cose rimangono tra di noi: io, te, Graziano e la Tea (Albini, ndr)».
Sempre lo stesso giorno Fici chiama Cioni che gli dice: «È arrivato il sondaggio, ci si inchiappetta tutti. Io il 24, sotto c'è la Lastri col 18, poi c'è il 16 Renzi, poi c'è il 13 Pistelli, l'11 Conti. Ma dove vanno? Dove cazzo vanno?».
Fici: «Ah grande, io sto facendo le liste qua. (...) Ti avevo chiamato perché io, sentendo le varie aziende anche con Marco (Bassilichi, ndr), ci sono un visibilio di dipendenti».
C: «Bisogna lavorarci sopra».
F: «Sai che ti volevo dire... uno come a Marco... ma anche altri nelle partecipazioni... in queste società con molti dipendenti... bisogna che si impegnano... ti devono dire che si impegnano personalmente (...). E ti devono portare i nomi».
C: «Io voglio arrivare alle elezioni. Ci sono tre mesi in avanti con una anagrafe... di quelli che mi votano. L'hai letto il messaggino "fammi l'elenco almeno dieci"».
F: «Sì ma poi l'anagrafe... come sto spiegando alle persone è ai fini nostri. Ai fini tuoi e della Tea».
C: «È l'unico modo. Questa è stata un'idea di M. (omissis, ndr). Questo è l'unico modo per pesarsi».
F: «Sì, è una vecchia tecnica calabrese, utilizzata dalla camorra».
C: «Sì, mi pare giusto no?».
F (ride): « Va bene, uguale».
C: «I lavori fatti bene si copiano».
Sempre di liste si parla. C'è una conversazione intercettata tra Armando Vanni (uno dei massimi quadri del Consorzio Etruria e attuale presidente del consiglio di gestione di Unicoop Firenze) e Graziano Cioni.
Cioni: «Abbiamo un sindaco pazzo!».
Vanni: «Diciamo che mi meraviglio».
C: «La follia al potere».
V: «Mi meraviglio che te ne sei accorto ora. Dopo avergli salvato cento volte...».
C: «No, no, io ho tenuto il segreto professionale fino a ora».
V (ride): «L'hai salvato troppe volte».
C: «Eh ho tenuto il segreto professionale. Ascolta, mi fai incontrare qualcuno?».
V: «Lunedì o martedì?».
C: «No, come vuoi te, dai!»,
V: «L'importante deve essere... deve esserci la lista, i numeri di telefono, le persone».
«L'HO MESSO A LAVORARE». Non va bene quando una persona si defila dal gruppo. Lo sa bene una persona che viene chiamata da Graziano Cioni per lamentarsi della defezione di Oreste Picchi dal gruppo: gli volta le spalle, proprio quello che «aveva una parente disoccupata e gliela abbiamo messa a lavorare alla Sas. E l'ho messo anche nel consiglio di amministrazione di Montedomini».
(Corriere Fiorentino, 30 novembre 2008)
Verdi su dimissioni Assessore Biagi e Piano Strutturale di Firenze
Riceviamo volentieri pubblichiamo.
COMUNICATO STAMPA
Contro la corruzione, la cementificazione di Castello, per un nuovo centro-sinistra con intelligenza politica
Ricordato per l’ennesima volta il ruolo costituzionale della Magistratura e degli ambiti di autonomia che le sono stati affidati, a noi Consiglieri comunali tocca la responsabilità di occuparci con lealtà, passione e integrità morale dell’ambito amministrativo e politico della città di Firenze. E’ quanto afferma il capogruppo dei Verdi in Consiglio comunale Gianni Varrasi. Dunque, al di là dei riscontri penali che la Magistratura fiorentina accerterà, non possiamo esimerci dal fornire un nostro commento alla serie di colloqui telefonici riportati dalla stampa cittadina. Ne emerge un quadro sconsolante, che riguarda personalità importanti della Giunta comunale, appartenenti al Partito Democratico. Il Pd è l’architrave del sistema democratico e rappresentativo della città di Firenze, per la sua storia, per la qualità di molti suoi esponenti, per il grande consenso elettorale che ha raccolto fino alle ultime elezioni. Dopo la esperienza negativa a livello elettorale della Sinistra Arcobaleno – continua Varrasi – il nostro convincimento politico è che gli ambientalisti e la sinistra debbano confrontarsi con il Partito Democratico per produrre politiche volte al bene comune. Anche dopo i recenti scandali cittadini, la nostra linea resta la stessa, accentuando, a voce alta e limpida, il giudizio negativo di quella parte del sistema collegato al Pd che ha a che fare con le clientele, con l’inefficienza, con la mancanza di cultura, con la miopia politica. A differenza di forze politiche che anche oggi in Consiglio comunale vogliono produrre fuochi di artificio mediatici, e che confonderanno ulteriormente i cittadini, inducendo un ulteriore potenziamento della repulsione verso la politica tout-court, i Verdi resteranno in aula portando avanti le seguenti posizioni:
- siamo disponibili a discutere fino alla fine del mandato il Piano Strutturale per consegnare una riflessione matura al nuovo Sindaco e alla prossima Giunta. Punti fondamentali restano la difesa integrale del Parco di Castello e il cambiamento radicale degli accordi fra Amministrazione comunale e Ferrovie delle Stato per quanto riguarda la colata di cemento che si preannuncia nella zona di Campo di Marte. Vorremmo migliorare il Piano Strutturale anche per quanto concerne le aree dismesse, che non devono necessariamente divenire aree edificabili, incrementando d’altra parte l’impegno per case a basso costo, in affitto, soprattutto per giovani coppie e persone meno abbienti.
- Siamo convinti che un ennesimo indebolimento della Giunta porterebbe alla sua definitiva dissoluzione e, con il commissariamento, la possibilità che alcune decisioni importanti vengano prese fuori dal Consiglio comunale, ancor più di quanto le intercettazioni telefoniche della Magistratura ci abbia fatto capire.
- Chiederemo al Partito Democratico di non scegliere la linea della difesa a tutti i costi del sistema, ma costruire, pur in questo momento di grande difficoltà, le condizioni per un rinnovamento morale e politico di parte dei gruppi dirigenti, associando il Pd a uomini e forze politiche di ordinaria moralità e rettitudine.
La trasformazione di Firenze in “Avellinopoli” è sotto gli occhi di tutti. Esiste una parte del popolo e del ceto medio che non è né subordinata, né coinvolta in favori, finte carriere professionali, rendite di posizione, appartenenze affaristiche, né è troppo schifata e arrabbiata per allontanarsi sdegnata da tutta la politica e dalla democrazia. I Verdi di Firenze e noi personalmente – conclude Gianni Varasi – intendiamo amplificare la loro voce e portarla nella politica cittadina e nel Consiglio comunale liberamente eletto.
Giovanni Varrasi
(capogruppo dei Verdi in Palazzo Vecchio)





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